L’Anima tra le Pagine
Incontro con Chiara la Filatrice delle Valli di Lanzo
| dalle Valli di Lanzo |
Nel mio lavoro con i quaderni, cerco sempre fili che abbiano una storia da raccontare. Per questo mi sono spinta fino a un paesino arroccato nelle Valli di Lanzo, per incontrare una donna che ha trasformato la lana da "rifiuto" a tesoro. Non è solo produzione: è un atto di resistenza e di cura.
L’Inizio: Un Filatoio e una Scintilla
E: La tua avventura non nasce da un kit pronto all'uso, ma da un vecchio oggetto in un museo. Come è scoccata la scintilla?
Chiara: Vivevo circondata dalla memoria delle Valli, ma è stato un filatoio a ruota in un piccolo museo a catturare la mia attenzione. Mi ricordava le storie di mia nonna. Poi, quasi per caso, un video sul feltro online ha acceso un fuoco. Ma non volevo comprare la lana pronta: volevo la pecora. Un’amica allevatrice mi ha coinvolta nella tosatura e da lì è iniziato tutto.
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Chiara: Proprio così! Lavare la lana in casa era impossibile per l'odore intenso. Così, con mio figlio, abbiamo ripulito dalle erbacce il vecchio lavatoio in disuso del paese. Usando acqua corrente e olio essenziale di lavanda, ho trasformato quel lavoro faticoso in un rito profumato. Poi la cardatura, prima a mano e poi con una cardatrice a tamburo regalata da mia mamma, per districare quel caos di fibre e renderlo pronto per il filatoio.
La Lana: da Rifiuto a Risorsa "Social"
E: Una cosa che mi ha colpito molto è scoprire che oggi la lana è considerata quasi un peso per gli allevatori.
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E: Tu usi il classico filatoio a ruota, quello a pedali. C'è una dimensione quasi meditativa in questo gesto...
Chiara: Assolutamente. All'inizio è difficile coordinare mani e piedi, ma ora filo guardando fuori dalla finestra. Mi sento vicina alle nonne che si riunivano la sera: la lana era il loro "social", un modo per raccontarsi leggende e restare unite. Ogni filo che produco oggi ha quello stesso spessore umano
Il Filo come Terapia
E: Oltre alla tecnica, c'è un legame profondo tra questo lavoro e la tua vita personale. Cosa ha rappresentato per te filare nei momenti più difficili?
Chiara: La mia vita è stata complicata dal cancro e dalla perdita di mia mamma, la mia fan più grande. In quei momenti bui, la lana è stata la mia ancora. Ogni filo ben riuscito, ogni cappello in feltro o ciotola che prendeva forma, era una conquista. C'è una soddisfazione immensa dietro la manualità: è un modo per ricostruirsi, un centimetro di filo alla volta.
Ritorno nel mio laboratorio con i sensi pieni di odore di lavanda e legno. Guardo i fili che ho portato via con me: non sono semplici cordini nodosi, ma fili di resilienza. Sono loro a tenere insieme le pagine dei miei quaderni, portando con sé il vento delle Valli di Lanzo e la forza di Chiara, che non ha smesso di filare, neanche quando la vita si è fatta dura.
Grazie






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